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Giarmando Dimarti
il tempo che ci siamo dati

ISBN 88-7969-365-4
€ 15,00
Ft. 150x210 mm
2016, pp. 88, copertina in brossura
Si può iniziare a scrivere versi per gioco, per un appagamento personale, per una testimonianza egotistica di voler essere visibile, di voler apparire oltre il proprio essere. Si può iniziare da una velleità sussiegosa, da un verso azzeccato, quasi aforismatico, da un ricordo offeso, da un distacco irriconciliato, da un accadimento che saggia la tua supponenza al vivere quotidiano e ti richiama al memento mori come prospettiva non eludibile per una perdita cara. Si può iniziare a scrive quando i ricordi, freschi di memoria e di anni, palpitano ancora eventi di amori insaziati, di malinconie umorali, di amicizie ricondotte a una esercitazione di sopravvivenza etica per rapporti non turbati da intromissioni furbonesche o da un tornacontismo becero, di terre lontane riconosciute come luoghi memoriali di una infanzia povera ma ricolma di affetti profondi, anche fuori da vincoli di parentela.