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Angela Maria e Vincenza Guizzi
Carla Moreschini(a cura)

Il copialettere del direttore


ISBN 88-7969-405-7
€ 15,00
Ft. 150x210 mm
2018, pp. 272, copertina in brossura
Non risulta che il dott. Guizzi abbia accolto l’invito dell’impiegato della Commissione Alleata a “buttar giù quando à tempo delle note sulla storia e sulle difficoltà incontrate […] e sui mille accorgimenti di ordine morale e tecnico che certamente à dovuto usare” nel condurre la Fabbrica oltre il secondo conflitto mondiale. Nello sterminato archivio dell’uomo che per quasi quarant’anni è stato il direttore della F.I.M. – amorevolmente custodito dalla figlie Angela Maria e Vincenza – non c’è traccia di tali ‘note’. E questa potrebbe essere una chiara indicazione sulla legittimità delle pagine che seguono. No, probabilmente non avrebbe voluto. Per pudore, forse.
Ma, come dice il poeta, se c’è un surrogato dell’amore, questo è la memoria.
E la memoria, che condivide con l’arte il gusto del particolare, procede attraverso scelte misteriose. Per lo più nasconde, lascia perdere, e quando rivela lo fa in modo indiretto, spulciando tra i dettagli, trattenendo ciò che lì e allora sembrava poca cosa, momenti.
Per contenere il tradimento, con una maldestra e amorosa manovra di aggiramento di un divieto mai espresso, abbiamo (assieme ad Angela Maria e Vincenza Guizzi) scelto di raccogliere e riprodurre i documenti amministrativi che seguono, la fitta corrispondenza con la “ns. Amministrazione” di Macerata nel periodo compreso tra il 14 marzo 1944 e il 4 marzo 1948. Accanto a questa collezione ufficiale, riportata nella versione originale e in trascrizione, poco altro: alcuni documenti personali e qualche immagine, pochi e senza didascalie, tracce sfumate di una dimensione privata che deve restare sullo sfondo.
In primo piano pagine e pagine di resoconti, rapporti, relazioni, cifre, richieste e risposte. Salvo scoprire che anche la superficie traduce e tradisce ciò che immediatamente la segue, seppure in modo parziale. Dunque scoprire, pagina dopo pagina, segno dopo cancellazione e dopo parola che in quella corrispondenza, in quella superficie, un uomo si stava raccontando.
Un racconto a viva voce. È parola a viva voce quanto segue, è una lunga conversazione che ci immerge nel tempo continuato della vita e della storia. Non è il tempo della diaristica o della storiografia, né quello immaginario del romanzo. Non rincorre la magia di un tempo inventato questa voce, ma aderisce ai propri giorni, segue il tempo della vita, da lì muove, lì si trattiene e lì ritorna.
E dal resoconto dell’esperienza di un’impresa un dono imprevisto, custodito e consegnato al lettore attento.
Così è stato per me quando le mani, le prime a essere avvertite, della rivelazione in atto, immediatamente, senza argomenti preliminari, si sono disposte a procedere con tatto – appunto – tra le sottili pagine trasparenti del copialettere. Sapevano, le mani, che in quelle carte ufficiali c’era altro, di più.
Poi è toccato agli occhi, impressionati dal bello. Hanno subito la bellezza brusca e composta di quei segni, unici perché differenti da tutti quelli possibili. Segni un poco inclinati, come si tiene un bastone in salita, o come tante piccole stampelle di un’impresa solitaria e isolante.
In ultimo, è arrivato il senso di quelle parole. E il pensiero ha colto nello srotolarsi quasi giornaliero – e in quali giorni – di resoconti, rapporti, relazioni, cifre, richieste e risposte, un residuo fisso, il palesarsi, seppure indiretto, di un profilo, di un volto.
Nel rendere fruibili queste pagine è accaduto dunque un ulteriore, si è aperto uno scorcio su un uomo, in quella storia e in quella geografia. Si è data un’occasione obliqua d’incontro con una persona che, facendo ‘semplicemente’ il proprio lavoro, ha aderito con ostinazione e precisione millimetrica alla propria vocazione esistenziale, e ha tenuto pulito e reso fecondo il proprio posto nel mondo.
Quale fosse questa chiamata, di quali valori fosse impregnata, il lettore lo può cogliere da sé, ve ne è traccia in ognuna delle pagine seguenti. Quale fosse, invece, il ‘centro’ del posto di Antonio Guizzi lo posso rivelare sin da subito: la Fabbrica (sempre e rigorosamente scritta con la F maiuscola).
Carla Moreschini