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Cesare Baroni Urbani - Maria Lourdes de Andrade
Criminalità e giustizia nelle magistrature anconetanedalla fine dell’antico regime all’unità d’Italia (1797-1861)

ISBN 88-7969-422-7
€ 28,00
Ft. 210x320 mm
2018, pp. 350, copertina in brossura
L’indagine documentaria, secondo quanto riportato nei testi di questa articolata pubblicazione, su alcuni fondi è stata realizzata campionariamente, mentre per altri si è spinta ad una ricognizione a tappeto delle carte relative ad alcune tipologie seriali, riservando una speciale attenzione alle sentenze penali emesse dal Tribunale Civile e Criminale di prima istanza di Ancona.
I criteri guida e le finalità perseguite da questo ambizioso progetto, che forse potevano essere restituite al lettore in una più analitica premessa, si riverberano comunque nell’apparato classificatorio che contraddistingue il lavoro, come nei dati proposti nelle appendici tematiche riguardanti i superstiti libri di querele del secolo XVIII selezionate ad annum, le sentenze di condanna capitale per rapina e quelle per omicidio, i reati di stupro o lesa maestà, sino a comprendere le punizioni corporali e infamanti comminate nel corso dei procedimenti esaminati.
Il lavoro, per diretta ammissione degli artefici, non vuole essere “uno studio monografico sulla criminalità e la giustizia anconetane”, ma piuttosto una finestra privilegiata attraverso la quale osservare la documentazione presente su questo specifico tema e con essa quanto concretamente sentenziato dall’apparato giudiziale. Condanne che a volte appaiono sproporzionate rispetto al crimine commesso, che spesso possono dirsi efferate quanto il delitto punito o – di contro – che definiscono e terminano le cause in questione con sentenze di “inattesa tolleranza”, ma che alla stregua dei molti analoghi casi identificati possono considerarsi, qui come altrove, una precisa risposta istituzionale frequentemente adottata in epoca moderna per mediare conflitti e al contempo acquisire contropartite monetarie.
Nel saggio si è inteso valutare solo certi reati, gravi e particolari, escludendo quelli ritenuti più comuni e quindi di “prevedibile minore interesse”. Lo spettro delle fattispecie criminali analizzate risulta tuttavia molto esteso comprendendone una pluralità, incasellata in ripartizioni ulteriormente ramificate: omicidi e fatti di sangue, crimini politici e scritti sovversivi, stregoneria, blasfemia, furti sacrileghi e quanto iscrivibile al giudizio dei tribunali ecclesiastici competenti in materia, più tutta una serie di delitti contro natura e di pratiche scandalose che vengono proposti attraverso la ripetuta scabrosa trascrizione di testimonianze e stralci di atti processuali. Brani la cui lettura richiede un distacco non sempre facilmente possibile, soprattutto quando con il crudo linguaggio verbalizzato si descrivono dettagliatamente violenze e atrocità di carattere sessuale perpetrate sulle vittime, spesso appartenenti all’universo infantile.