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Maria Rosaria Corchia
Teresa Gheis una cantante lirica ritrovata

ISBN 88-7969-446-4
€ 13,00
Ft. 150x210 mm
20209, pp. 152, copertina in brossura
Il nome di Teresa Gheis non figura in nessuno dei principali dizionari biografici di musica. È assente nel Grove Dictionary of Music and Musicians, così come non trova riscontro nel Musik in Geschichte und Gegenwart, nel Dizionario Enciclopedico della Musica e dei Musicisti, nel Dizionario universale dei musicisti di Carlo Schmidt e nei Cantanti celebri di Gino Monaldi. Fatto ancor più strano, nemmeno Giuseppe Radiciotti (1858-1931), fonte obbligata per lo studio della musica nelle Marche, la menziona tra gli artisti di canto nel suo monumentale progetto di dizionario bio-bibliografico dedicato ai musicisti nati nella sua regione. Perfetta, illustre sconosciuta, Teresa Gheis è scomparsa dagli annali della scena lirica.
Eppure, la storia di questa cantante con voce di mezzosoprano, nata nella città di Fermo il 5 novembre 1859, meriterebbe un’attenzione ben maggiore. Innanzitutto perché fu protagonista di una carriera lunga e felice, che, seppur fatta prevalentemente di apparizioni e performance svolte nel contesto di teatri di provincia e di non primissimo piano, è stata costellata di successi trionfali. Le cronache ci tramandano l’immagine di un’artista fortemente espressiva, dotata di una voce limpida e robusta, supportata da un «ottimo metodo di canto», a suo agio nell’espressione lirica e in quella declamata e capace di una potente carica drammatica; offrono poi testimonianza di una carriera professionale costruita gradualmente, di teatro in teatro, ma caratterizzata da una progressiva e inesorabile ascesa, cui forse è mancato solamente un lieto fine, quel coronamento speciale che per i cantanti lirici dell’Ottocento e oltre significa potersi esibirsi sui palcoscenici della Scala di Milano, della Fenice di Venezia, del San Carlo di Napoli. La Gheis, questa soddisfazione non se la poté togliere mai, ma non per mancanza di mezzi o di talento: forse, come vedremo, solamente per sfortuna.
La cantante fermana ebbe poi un merito indiscutibile: se non fu quell’interprete osannata dai più grandi compositori del tempo, se non raggiunse, per intenderci, i livelli di una Rosine Stoltz o di una Giuditta Pasta, per citare solo due nomi di artiste a misura delle quali furono creati alcuni dei ruoli più importanti del grande repertorio ottocentesco, la Gheis fu però una di quelle voci cui spettò il più delle volte l’onore e soprattutto l’onere di diffondere e far conoscere le melodie delle grandi partiture liriche nel più fitto tessuto teatrale della penisola italiana, un tessuto costituito da un numero sterminato di teatri, sorti a tamburo battente da Nord a Sud Italia, nel corso di tutto il diciannovesimo secolo, nelle città e nei capoluoghi di provincia, e pure nei circuiti ‘secondari’ delle grandi metropoli che aprivano a studenti e proletari in aperta concorrenza alle sale più prestigiose. La Gheis spesso è descritta come quella voce su cui poter fare affidamento per presentare un titolo ancora sconosciuto in una piazza di provincia o a una platea ancora non battuta, senza correre il rischio di far fallire la fortuna di un’opera e magari anche di una stagione teatrale.