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Fabrizio Fabi
Paradigmi consiliari fermani

ISBN 88-7969-462-6
€ 15,00
Ft. 170x240 mm
2020, pp. 264, copertina in brossura
Ho reincontrato recentemente un passo di Croce che mi aveva molto impressionato quando l’avevo scoperto, da ragazzo, all’epoca in cui cominciavo la mia avventura nella vita pubblica: ci ho ritrovato l’evidenza, la chiarezza, la semplicità che me l’avevano raccomandato la prima volta come una essenziale verità. Che diceva Croce? Lo trascrivo letteralmente: «Il passare, non soltanto temporale ma ideale, da un momento della storia al momento che ne costituisce lo sviluppo, è definito nel distacco da una posizione raggiunta a una posizione nuova da raggiungere: è definito da una fatica, da uno sforzo che implica la riscossa della vita dal letargo mortale in cui affonderebbe se permanesse nella posizione precedente. La contrarietà non si effettua altrove che nel trapasso da uno stato all’altro, da un riposo all’altro, da una pace all’altra, da una ad altra soddisfazione di bisogni, ossia da un bene a un altro: il quale altro tuttavia non può conseguirsi senza lo sforzo del distacco dallo stato precedente e senza lo sforzo per raggiungere il nuovo, che sono due aspetti indivisibili di un unico processo. E questo sforzo del distacco è per ciò stesso penoso, sinonimo di dolore, e quel che ci dà questo dolore è male, come si dice, ‘fisico’, considerato in rapporto alla sanità fisiologica che si vuole ottenere o riottenere; e quel che minacciandoci ci offende e travaglia nella coscienza morale, è male morale; e quel che ci offende e travaglia nella coscienza logica ed estetica, è il falso e il brutto. Sempre lo sforzo del raggiungimento del nuovo grado è insieme senso di interiore responsabilità e di colpevolezza, se si ceda e si rinunzi a raggiungerlo, è mancato accrescimento di vita e perciò un inclinare verso la morte. La vita è creazione continua, ma creare importa lasciare alle spalle il passato da cui prende rilievo la positività del presente e l’infinita possibilità del futuro. In questa creazione della vita è la dialettica del divenire, che si svolge come passaggio da un momento già raggiunto, e quindi compiuto in se stesso, al momento successivo. L’atto della vita si compendia in questo svolgimento dialettico».
La lunga citazione rilascia indubbiamente una bella definizione della vita, della storia, della politica. Le avevo dato ragione subito e sono lieto di confermarlo ancora oggi. Ho capito – magari si sentirà una qualche enfasi nella mia confessione – che cioè ogni istituzione è il presupposto di una ‘rivoluzione’ o, in democrazia, non è istituzione. Ebbene, posso dirlo senza nessuna presunzione, io ho praticato questa lezione sulla vita e sulla storia che avevo incontrato col mio primo Croce come il presupposto della mia lunga esperienza politico/amministrativa, svolta a vari livelli, per anni ed anni. Quali, quanti anni? A Monterubbiano, dal 1960 al 1970, in Consiglio Comunale, dove fui Vicesindaco. In Ascoli, dal 1970 al 1980, in Consiglio Provinciale, dove fui Vicepresidente (scoprendolo tardi, ché l’incarico era determinato dai voti con cui eri eletto in Giunta, non da una delega del Presidente). A Fermo, dal 1980 al 1990, in Consiglio Comunale, dove fui Vicesindaco (in verità una piccola appendice, senza incarichi, mi toccherà ancora, a Fermo, tra il 1997 ed il 2001…).