Chi Siamo Catalogo Novità Appuntamenti Newsletter Contatti


<< Torna indietro

Alessio Colarizi Graziani
Notre-Dame
ed altri due poemetti
poesie in rima

(2016-2018)

ISBN 978-88-7969-468-1
€ 7,00
Ft. 150x210 mm
2021, pp. 50, copertina in brossura
I versi di Alessio Colarizi Graziani sono seri e sono burleschi. Seri perché affrontano temi drammatici; burleschi perché il lessico non ricercato, o scherzosamente arcaicizzante, il ritmo a saltelli, le rime facili, i paragoni berneschi, le sfumature dialettali, li iscrivono in quel particolare registro comico dove lo stile «basso» fa il verso ai modelli «alti», dove le allusioni nobili rafforzano il contrasto. L’incontro dei due registri è particolarmente evidente in Notre-Dame, che prende spunto dal recente incendio della cattedrale parigina, ma dove le immagini affettive che il monumento ha sempre suscitato nell’io lasciano il passo alla narrazione della storia di Francia, dalla Gallia ai giorni nostri, da Carlo Magno al Re Sole, dalla Rivoluzione agli attentati djiadisti. In parallelo, la costruzione e le vicende della cattedrale: l’avvio dell’impresa, nel 1163, il «vilipendio, saccheggio, spoliazione» nel periodo rivoluzionario, il restauro di Viollet-le-Duc, che imbelletta la cattedrale così come una donna «dalle rughe sfranta» s’incipria e si pitta il volto da «bacucca». E i toni si fanno ora epici ora eroicomici. Se la resistenza parigina ai barbari o quella francese ai saraceni vengono evocate con accenti che sfiorano l’epopea («Quei di Lutezia […]/ Vi eressero muraglie di fortuna»; «La Gallia, detta poi terra di Francia/ Fu scudo contro l’orda saracena»), ecco che il riso viene subito a frenare la tentazione del grave: il cattolicissimo imperatore dalla barba fiorita «Non offerse al nemico l’altra guancia […]; e ne valse la pena […]». Né mancano, a conferire una vena parodica a questi endecasillabi, gli interventi d’autore, come quel «Però di date e dati sarò parco», o il commento sul bel sole di luglio durante la presa della Bastiglia. Allo stesso modo, gli accostamenti colti rivestono accenti divertiti: agli sventramenti del barone Hausmann a metà Ottocento risponde il can-can di Offenbach; Notre-Dame guarda la Tour Eiffel senza rivalità sul ritmo cadenzato del Bolero di Ravel, mentre di là della Senna si fanno eco e sfrenata concorrenza i mitici locali osés, le Folies Bergère e il Moulin Rouge. «Ahi ahi» ridacchia il poeta... Ma seria o burlesca che sia, Notre-Dame è una dichiarazion e d’amore alla cattedrale, e, va da sé, un inno a Parigi.
BarbaraPiqué