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Massimo Miconi
Olio.
Il mondo magico dell’Extravergine

ISBN 978-88-7969-474-2
Ft. 170x240 mm
2021, pp. 96, copertina in brossura
FUORI COMMERCIO
La mia famiglia da secoli ha a che fare con l’olio d’oliva. Se ha potuto svolgere questa attività da così tanto tempo, è stato grazie alla laboriosità, testardaggine e serietà di chi mi ha preceduto. Ma una parte del merito va anche all’energia vitale del fiume Tenna, motore e baricentro di tutte le attività della famiglia. Il fiume che dai Monti Azzurri divide fino alla costa le province di Fermo e Macerata e porta la magia della Sibilla fuori dai suoi confini.
Ripercorrendo all’indietro la storia dell’oleificio dobbiamo partire dalla fine del ’700. Nonostante ricerche d’archivio non ho trovato notizie precedenti a questo periodo, né documenti sulla data di nascita dell’azienda. Le prime documentazioni risalgono pertanto al 1799, anno nel quale il frantoio Miconi è stato lo scenario di una delle numerose battaglie tra francesi ed insorgenti antinapoleonici, rimasto alla storia come il “Saccheggio di Castel Clementino”.

Nel 1799 Servigliano, al tempo Castel Clementino, era sotto la dominazione francese. Comitati di insurrezione erano organizzati dai militari pontifici e borbonici in tutto il territorio fermano contro gli occupanti francesi.
I francesi ed i Cisalpini di guarnigione al Dipartimento del Tronto si mossero da Fermo nella notte del 27 maggio, con i giovani arruolati a forza, in marcia verso Castel Clementino. Il primo obiettivo era proprio il Mulino Miconi, dove si sapevano riuniti alcuni degli Insorgenti. Venne subito aggirato e preso d’assalto, con quanti vi erano dentro. Numerosi furono i feriti ed i morti, ed anche i trisavoli Bonaventura e Nicola Antonio Miconi vi persero la vita. Successivamente altri eventi, meno tragici, hanno segnato la vita dell’oleificio.
Nel 1837 il molino ed il frantoio si spostarono nei pressi di dove oggi ancora si trova l’attività produttiva.
Nel 1860 l’antenato Giosafat portava a 4 le ruote di pietra del mulino e del frantoio. Nel 1929 il reddito mensile generato era di circa 10.000 lire, ed il frantoio riforniva di olio anche l’altra attività di famiglia, il lanificio, in quanto la tecnologia del tempo richiedeva di ammorbidire con olio d’oliva i filati prima della tessitura.
Questi lampi di storia ci portano al periodo attuale, con i figli dei figli che hanno preso in mano questa lunga tradizione.
In merito alla storia della famiglia Miconi mi fermo qui, perché in questo libro è mia intenzione parlare d’altro.
Le pagine che seguono hanno l’obiettivo di trasmettere la passione per l’olio d’oliva, che la nostra famiglia si tramanda da generazioni, a tutti quei lettori che per i più svariati motivi vorranno avvicinarsi a questo mondo fatto di olio, di storia, di leggende, di magia, di conoscenza.
Cercherò di parlare di ciò che mi appassiona: di storia dell’olio, della magia di una pianta sacra come l’ulivo, della sua importanza nel percorso che ha formato la cultura dell’uomo e le sue religioni. Si faranno accenni di chimica, agronomia, analisi sensoriale. Tutto questo nel tentativo di aiutare il lettore a conoscere e riconoscere la qualità degli oli di oliva che troverete sui vostri piatti.
Specialisti e divulgatori del settore spero mi perdoneranno se alcuni argomenti tecnici saranno trattati più in superficie; la bibliografia ragionata potrà dare rifugio e conforto a coloro che vorranno saperne di più. Il mio scopo è invece quello di dare spunti e strumenti di lavoro per approfondire un tema complesso.
Apprendere le grandi virtù dell’olio d’oliva può aiutare a migliorare la qualità del gusto. E la qualità della vita.