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Alessio Colarizi Graziani
DIVERTIMENTI TEATRALI
in versi e prosa

- monologhi, dialoghi, fiabe a più voci, bisticci amorosi -
- per spettacolini in famiglia e salottieri -

ISBN 978-88-7969-483-4
€ 10,00
Ft. 150x210 mm
2021, pp. 122, copertina in brossura
Amico lettore, non sono un critico letterario. Se anche lo fossi, non sarei comunque molto credibile nelle vesti di giudice di me stesso. Come autore, invece, posso spendere qualche parola per accennare alla genesi di questa raccolta.
Ho visto che alcuni miei scritti, in prosa e/o in versi, annotazioni scherzose sparpagliate nell’arco di diversi anni e occasionalmente da me declamate in qualche ristretta cerchia di amici, avevano una valenza vagamente teatrale. Da cui il titolo di questa raccolta.
[…] Mi sono chiesto, fra dubbio e speranza: «Possono avere un pubblico, magari un mini-pubblico, questi miei Divertimenti Teatrali? E se sì, quale?». Una risposta me l’ha suggerita un ricordo, in parte autobiografico; dico in parte perché più che me, riguarda un’altra persona: mia madre, venuta a mancare alcuni anni fa.
Giovane liceale, fu complimentata dai professori per come declamava; le suggerirono di iscriversi ad una certa scuola di recitazione, ma suo padre oppose un netto rifiuto: si era nel ventennio fascista e quella scuola di recitazione aveva, a suo parere, una forte connotazione politico-istituzionale. Mio nonno, per quanto possibile, voleva tener fuori la famiglia dagli indottrinamenti politici. Più in là però, mamma, a modo suo, si rifece: lei ed alcuni suoi coetanei scrissero e mandarono in scena una commediola – una o forse più d’una – che rappresentarono in un villino di uno dei loro, a due passi dal mare. Per quale pubblico? Quello di amici e familiari. Mio nonno compreso!
«Alessio, mi accompagni dai Corsi?», mi chiese non molti anni fa mia madre, ultranovantenne. Così dalla nativa Fermo – quell’estate ed anche l’estate dopo – con mia madre traballante sulle gambe e la mia vecchia macchina malferma quanto lei, siamo scesi a Porto San Giorgio, l’antica Porto di Fermo. Finalmente Via Brennero, ed ecco il villino. Rinunciando al deambulatore ed appoggiandosi a me, mia madre, scesa dalla macchina, si è diretta, insolitamente spedita, verso l’ingresso. Abbiamo suonato. Si è aperto il cancello. Ed eccoci in un grazioso giardino, accolti fra baci e abbracci dai padroni di casa, gli attori per diletto nonché amici di mamma degli anni più verdi. Età minima: dai novanta in su, tranne una ragazzina di ottantacinque anni. Dolcetti, aperitivi e giù una ventata di “ti ricordi?”. Una parola tira l’altra, i discorsi seriosi ed artistico-teatrali poco alla volta hanno ceduto il passo alle bonarie ciacole e queste, fra cento ammiccamenti e mille “beh, non dovremmo…”, a più succulenti pettegolezzi; a far le spese, qualche comune amico, noto a loro soltanto: «…E ti ricordi quando lui credeva indefettibilmente nella sua fedeltà, mentre lei…». «Sì, sì, ricordo, eccome! Quando lui passava sotto il piccolo ponte della ferrovia, dicevano tutti che se non si abbassava rischiava di toccare la volta con quelle sue … insomma … antenne? …come dire …». Non c’era bisogno di completare la frase. Le vecchie amiche e gli attempati amici sarebbero rimasti lì ore ed ore, a ridere e a rievocare i tempi andati. Forse qualcosa di loro è ancora lì. Ma, tramontato il sole, la buona creanza suggeriva a mia madre di accomiatarsi. Così come la buona creanza suggerisce a me di prendere infine congedo. A questo punto, amico sconosciuto che hai condiviso con me queste righe, non mi resta che augurarti: «Buona lettura!». Se fossi un attore, farei un inchino e aggiungerei: «Buon divertimento!».