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Yves Marie Bercé
La Sommossa di Fermo del 1648
con le cronache di Maiolino Bisaccioni, Francesco Maria e Domenico Raccamadori e una memoria inedita di Giuseppe Fracassetti
a cura di Luigi Rossi

Collana: Biblioteca Storica del Fermano - 6
ISBN 88-7969-222-4

€ 18,00
Ft. 170x240 mm
2007, pp. 208, copertina cartonata
Le ragioni di questa pubblicazione sono molteplici. Anzitutto essa vuol essere un omaggio, seppur tardivo, agli studiosi che si sono occupati di un’importante pagina della storia fermana, quale quella della sommossa del 1648, e i cui lavori sono restati per lo più ignorati o hanno avuto breve circuito tra i cultori della storia municipale o di genere. Anzitutto Yve-Marie Bercé che, giovanissimo, nell’ormai lontano 1961 pubblicava in Mélanges d’Archéologie et d’Histoire della École française de Rome un suo studio su L’émeute de Fermo (1648) con un illuminante sottotitolo Troubles frumentaires et pouvoir centralisateur a chiarire l’importanza dell’episodio. Sarà il primo di una lunga e fortunata serie di ricerche che lo studioso francese nel corso della sua brillante carriera dedicherà al ribellismo e ai comportamenti delle classi popolari che lo porranno tra i protagonisti di quella «nouvelle histoire» francese a cui tanto deve la storiografia europea. Il saggio di Bercé, difficilmente reperibile e in lingua francese, viene ora riproposto nella traduzione curata da Filippo Ieranò e per la quale l’autore ha ritenuto opportuno redigere una «Postfazione» di aggiornamento storiografico, per quanto non necessaria data la modernità dell’impostazione e la sicurezza dell’analisi già a suo tempo manifestata. La riedizione del lavoro di Bercé ha offerto l’occasione per dare finalmente alle stampe un testo inedito e praticamente sconosciuto di Giuseppe Fracassetti del 1844. Lo studioso fermano, noto per il suo impegno civile e la sua attività letteraria, nel 1842 aveva pubblicato Notizie storiche della città di Fermo una preziosa sintesi di storia cittadina. Nel corso delle sue ricerche, imbattutosi negli atti del processo seguito alla sommossa, ne intuì il grande valore non solo documentario ma soprattutto storico. Quella che era stata fatta passare come sommossa popolare per il pane, come a decine se ne registravano nelle città del Seicento, si scopriva essere ben altra cosa e di tutt’altra natura. Pesanti emergevano le responsabilità della classe dirigente e della nobiltà fermana che, per salvaguardare i propri interessi, non si era fatta scrupolo di armare il popolo contro il governo centrale, nel caso rappresentato dal vicegovernatore Visconti. Il Fracassetti, benché appartenesse a quella classe, con estremo e modernissimo rigore storiografico non si sottrae all’obbligo della verità denunciando la gravità del fatto. Per questo elaborò una ampia ed articolata Memoria tutta basata sui documenti d’epoca e soprattutto sulle duemila pagine del processo celebrato dal commissario Imperiali nei mesi successivi alla sommossa.