Chi Siamo Catalogo Novità Appuntamenti Newsletter Contatti


<< Torna indietro

Walter Tulli
Un itinerario nella democrazia

ISBN 88-7969-218-6
€ 10,00
Ft. 170x240 mm
2007, pp. 80, copertina in brossura
La fine della prima Repubblica ha chiuso un periodo tormentato e complesso della vita del nostro paese. I primi risultati della ricerca storica lo hanno confermato, ma passeranno anni prima che le precomprensioni ideologiche, messe una buona volta da parte, lasceranno lo spazio ad una riflessione più serena e ad una ricostruzione storica sine ira et studio. Non mancano certamente ricerche di indubbio valore, come quelle di Simona Colarizi, Aurelio Lepre, Enzo Santarelli, Pietro Scoppola – solo per fare alcuni nomi – che hanno inteso sviluppare un’interpretazione complessiva degli ultimi cinquant’anni. Ma lo spazio della politica non è solo quello in cui si muovono i grandi protagonisti della vita pubblica. In un paese come l’Italia, le realtà locali non sono mai la cassa di risonanza di avvenimenti “nazionali” o di decisioni prese altrove. Nelle famose “cento città” la politica segue spesso strade impreviste e imprevedibili, che non sempre conducono laddove vorrebbero le segreterie dei poteri centrali. Per questo, ricostruire la storia della prima Repubblica significa fissare lo sguardo nella vita di una società, che nel corso di alcuni decenni è uscita dalla dittatura fascista attraverso un impegno che ha coinvolto forze politiche, movimenti e associazioni nella prospettiva della ricostruzione della vita democratica. In questo senso quella locale non è una storia “minore” rispetto ai più ampi orizzonti nazionali. Ricostruire le vicende di una comunità, di un territorio più o meno omogeneo, vuol dire piuttosto scrivere una microstoria, verificare dinamismi, tensioni e contraddizioni che hanno caratterizzato ambiti particolari, in riferimento dialettico con le vicende che hanno animato la vita del paese. La storia del dopoguerra e della rinascita democratica, per quanto nota nelle linee essenziali, va esaminata anche a partire da realtà particolari, per esserne ulteriormente illuminata.
Non esiste ancora una storia dei cattolici democratici del Fermano, e probabilmente dovremo attendere ancora molto, soprattutto per la difficoltà della ricognizione delle fonti, disperse in archivi pubblici e privati. È però possibile incontrare i protagonisti di quella vicenda politica, che per lungo tempo hanno condotto battaglie civili e amministrative, finendo talvolta agli onori della cronaca per prese di posizione o iniziative più o meno conformi all’ortodossia di partito.
Walter Tulli è una di quelle figure singolari del mondo cattolico fermano nel quale la memoria non è mai nostalgica. La sua è una “memoria militante”, nella quale il ricordo non è un dato archivistico, ma un impulso all’azione futura. Nato a Monterubbiano nel 1930, paese a cui è sempre legato da un affetto particolare, vive a Fermo, trascorrendo le giornate in uno studio stracolmo di libri di ogni genere, storia, politica, filosofia, teologia…, dove accoglie gli amici e immancabilmente finisce per parlare di politica, nazionale e locale. I suoi giudizi sono sempre originali e acuti. Walter, da intellettuale non comune, riesce a vedere nei meandri della politica ciò che difficilmente sarebbe possibile scorgere senza un’esperienza di tanti anni, e soprattutto senza una raffinata intelligenza. Talvolta certe analisi finiscono per sconcertare, ma poi ci si accorge della limpida rigorosità delle conclusioni e dei giudizi. Ascoltare Tulli non è facile: bisogna conoscere bene il suo “modus cogitandi”. Cosa strana per un politico, Walter non si perde mai dietro le parole, ma affronta subito le questioni senza dilungarsi nei dettagli e, come direbbero i matematici, saltando tutti i passaggi inutili. Gli antichi lo avrebbero messo nell’elenco degli oratori fedeli allo stile “atticista”. D’altra parte preferisce Tacito a Cicerone, come dire Sturzo a De Mita. Per questo, chi lo ascolta è costretto a ricostruire tutte le sequenze di un discorso in cui anche il “non detto” è essenziale. L’ironia e l’autoironia non mancano mai. Certi giudizi su uomini e cose sono talvolta riassunti in una battuta o in un’immagine folgorante, che magari irrompe nel bel mezzo di un discorso complicato e impegnativo.