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Giovanni Martinelli
La città e il suo Teatro
Dal Teatro dell’Orso al «Cicconi».
Storia e cronaca teatrale a Sant’Elpidio a Mare tra ’700 e ’900

Collana: Biblioteca Storica del Fermano - 11
isbn 88-7969-248-8
€ 20,00
Ft. 170x240 mm
2009, pp. 144, copertina cartonata
Il Cine-Teatro «Cicconi», dove mio padre fu cineoperatore per quasi trent’anni, è stato al centro di buona parte della mia infanzia. Lo ricordo prima degli ultimi restauri, con le pareti insonorizzanti di paglia e gesso abbrunite dal tanto fumo che avevano respirato con quell’acre puzzo di chiuso e di fumo comune a tanti cinema di quel tempo. Ne conoscevo ogni angolo: la stanza di proiezione, il sottopalco, la macchina di scena, i comandi di palcoscenico, i camerini, gli stanzini dove giaceva dimenticato il pianoforte che in passato aveva accompagnato tante serate d’allegria.
Ricordi d’infanzia che mi hanno spinto a tentare di ricostruire la storia del «Cicconi» e, insieme, della vita teatrale di Sant’Elpidio, a partire da quando, nel ’600, nella sala pubblica del Comune «ben spesso si recitavano le opere», passando per la breve e ancora poco nota storia del vecchio Teatro «dell’Orso», del quale pochi elpidiensi avranno sentito parlare.
Di questo racconto nel libro. Che è anche cronaca di due secoli di vita cittadina, da quando la Comunità decise di dotarsi di un vero teatro fino alla triste demolizione del teatro ottocentesco per fare posto alla sala del cinema.
Era nel cassetto da tempo, e negli ultimi mesi ho cercato di completarlo e di renderlo leggibile e utile alla memoria storica della nostra città. Sarò riconoscente a chi riuscirà a cogliere il tempo che vi si narra, a riconoscersi nei protagonisti, a rivivere per un attimo l’aria di quelle serate di festa, di celebrazione, di impegno sociale.
Purtroppo sono giunte a noi poche immagini e pochi documenti. Penso che, quando nel ’51 si dette via al cantiere per il nuovo cine-teatro, nessuno si sia preoccupato di conservare programmi, locandine, testi del vecchio «Cicconi», buttando via tutto come cartaccia inutile. Solo si fosse salvata, oggi avremmo la cronaca della vita teatrale, specchio della vita cittadina e della società di un tempo tramontato.
Al di là della ricerca d’archivio, prezioso è stato il materiale conservato da Filippo Pio Massi, attento cronista di fine ’800: grazie ai suoi ritagli di cronaca, ai suoi articoli, alle sue annotazioni, ho potuto ricostruire alcuni eventi e alcune stagioni che, al tempo, fecero notizia.
Dedico questo lavoro ad Antonio Santori. Sognammo insieme un nuovo vigore per il nostro Teatro, ma gravi eventi spensero il nostro sogno. Questo libro è parte di quel sogno.