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Marco Moroni
Istruzione tecnica e sviluppo agronomico.
Sapere agronomico, cultura scientifica e istruzione tecnica nelle Marche tra Ottocento e Novecento

ISBN 88-7969-257-7
€ 18,00
Ft. 170x240 mm
2009, pp. 200, copertina in brossura
Esiste una “soglia minima educativa” indispensabile per lo sviluppo economico? Ed è sufficiente possedere una istruzione qualsiasi, oppure occorre una cultura specifica, che si concentri sulle conoscenze scientifiche e sia attenta alle innovazioni tecniche? Sono domande alle quali spesso ci si limita a rispondere in modo generico, riconoscendo l’importanza dell’istruzione, e in particolare dell’istruzione tecnica, ai fini dello sviluppo economico.
In questo libro il nesso tra istruzione e sviluppo, solo in apparenza evidente e scontato, viene affrontato analizzando alcuni aspetti storicamente cruciali per un’area regionale come quella marchigiana. Si tratta di tre temi (scuole di agricoltura, cultura scientifica, istruzione tecnico-industriale) capaci di far emergere come nel concreto l’istruzione tecnica e il sapere scientifico abbiano favorito lo sviluppo economico di una regione a lungo dominata dal settore agricolo, organizzato secondo i tipici moduli mezzadrili.
Tutta la prima parte del volume è dedicata al lavoro svolto da alcune associazioni di proprietari illuminati nella diffusione delle nuove conoscenze agrarie ed alle conseguenze di quella “rivoluzione educativa”, che si compie a fine Settecento, quando nel mondo agricolo si sperimentano le prime forme di istruzione tecnica del tutto alternative alle scuole secondarie del tempo, ancora legate al tradizionale percorso classico-umanistico e alla ratio studiorum dei Collegi dei Gesuiti.
Nella seconda parte del volume, l’attenzione si sposta sulla lenta diffusione della cultura scientifica in un secolo cruciale come l’Ottocento. Analizzando le vicende di una regione appartata, ma non periferica, come le Marche, si comprende il ruolo svolto dalle “società economiche” attive nella regione per tutto l’Ottocento, un ruolo integrato e stimolato dalla presenza di altre istituzioni e di tre piccole facoltà di medicina e chirurgia, destinate a ridimensionarsi soltanto dopo l’unificazione nazionale.
Dopo la metà dell’Ottocento, in questo humus reso fertile dalle esperienze preunitarie, mentre proseguono la loro attività le scuole pratiche di agricoltura, nelle Marche si prende coscienza della necessità di dar vita a nuove forme di istruzione tecnica anche nel settore industriale. Da questa consapevolezza prende avvio una delle scuole tecniche più significative nell’Italia del secondo Ottocento: la Scuola di Arti e Mestieri di Fermo.