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Paolo Bartolomei - Bruno Ficcadenti
La provincia di Fermo
dalla soppressione alla ricostituzione (1860-2009)

ISBN 88-7969-266-6
€ 18,00
Ft. 170x240 mm
2010, pp. 240, copertina in brossura
Quando anni fa mi capitò di leggere il libro di Bruno Ficcadenti Una vicenda della rivalità municipale sorta con l’Unità d’Italia, risalente al 1973, pensai subito che fosse un peccato che non esistesse una versione aggiornata. È l’unica pubblicazione che, grazie a una scrupolosa ricerca delle fonti dell’epoca, descrive in maniera molto dettagliata tutti gli avvenimenti politici e di cronaca relativi alla cancellazione della provincia di Fermo, nel 1860 a opera del penultimo governo Cavour, fino al 1876, quando fu fatto l’ultimo concreto tentativo parlamentare per riportare a Fermo il capoluogo.
La ricostruzione di Ficcadenti è ricca di dichiarazioni dei diretti protagonisti dell’epoca (dal ministro Marco Minghetti, che firmò, assieme al luogotenente generale Eugenio di Savoia-Carignano, il nefasto decreto, fino ai politici locali, o ai giornalisti che seguivano la vicenda) tratte da tanti documenti, ufficiali e non, e dai giornali dell’epoca, ancora conservati nei vari Archivi di Stato, in particolare di Fermo, di Ascoli Piceno, e anche di Torino (sede del primo Parlamento italiano).
In questo modo leggiamo un racconto in presa diretta e non un noioso saggio storico. Grazie a questa minuziosa opera ricostruttiva non è stato difficile per Ficcadenti capire, e spiegare al lettore, quali furono le ragioni che fecero decidere al governo Cavour-Minghetti di spostare il capoluogo di tutta la parte sud delle Marche da Fermo ad Ascoli Piceno (benché all’epoca città più piccola e in secondo piano rispetto a Fermo). E soprattutto non è stato difficile spiegare i motivi per cui i fermani non siano riusciti a riportare a Fermo il capoluogo, nonostante i politici (sia in provincia che in Parlamento) abbiano posto in essere in quei sedici anni di fuoco un autentico fiume d’istanze, petizioni, disegni di legge, dimissioni e deliberazioni del nuovo consiglio provinciale, fino al disegno di legge Bartolucci-Gigliucci che nel 1876 è stato a un passo dall’essere approvato dal Parlamento e che fu l’ultimo atto concreto prima che la questione della provincia fermana finisse nell’oblio per decenni.