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Susanne Adina Meyer a cura di
«Scarsi mezzi e fermezza d’intenti».
Umberto Preziotti e l’Istituto d’Arte di Fermo

ISBN 88-7969-274-7
€ 12,50
Ft. 170x240 mm
2010, pp. 176, copertina in brossura
Quando nel 1959 Umberto Preziotti decise di fondare nella “sua” città una Scuola d’arte – inizialmente con una sezione di ceramica e una dedicata alla lavorazione dei metalli – tale tipologia scolastica aveva ormai alle spalle una consolidata tradizione, europea e italiana, ed anzi, proprio negli anni di profonda trasformazione sociale nell’Italia del boom economico, era stata individuata come un importante modello per la formazione delle giovani generazioni, in quanto capace di coniugare la trasmissione di saperi antichi con l’acquisizione di nuove conoscenze “moderne”. Del resto, nei decenni precedenti al 1959, lo stesso Preziotti aveva diretto altre scuole e istituti d’arte (Fano, Mantova, Sesto Fiorentino), cercando sempre di metterli al passo con i tempi sia sul piano delle strutture e dei macchinari sia al livello del progetto didattico, come emerge dal ritratto biografico tracciato da Silvia Scarpacci a partire da un sistematico scavo archivistico.
Ripercorrendo la storia degli istituti d’arte in Italia, dalle prime discussioni intorno alla formazione professionale degli artigiani in epoca pre-risorgimentale fino all’attuale dibattito, mi sembra possibile individuare alcuni fili rossi e alcune questioni costantemente sollevate, elementi tutti da tenere a mente anche nell’affrontare la storia di un caso specifico come quello fermano.